Definizione di un insieme di requisiti di qualità del prodotto software sviluppato in ambiente visuale e identificazione di metriche appropriate
Autore
Candido Balzaretti - Università degli Studi di Milano - [1996-97]
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  • Tesi completa: 156 pagine
  • Abstract
    Il controllo della qualità del software è indirizzato non solo alla verifica della correttezza ma anche ad un insieme di attività atte a fornire una valutazione il più completa possibile del prodotto software.
    Si devono infatti poter classificare i programmi a riguardo di caratteristiche quali leggibilità, modificabilità, affidabilità, manutenibilità e altre, che nel complesso costituiscono le varie qualità del software.

    Per affrontare il problema della qualità del software non si può prescindere dalla definizione che la norma ISO 8402 da del termine Qualità: “La totalità delle proprietà e delle caratteristiche di un prodotto o servizio che determinano la sua capacità di soddisfare bisogni definiti o impliciti”.

    Nella definizione si parla di prodotto o servizio: nel caso specifico del software è dunque limitativo considerare la qualità del prodotto (il software in se) disgiunta dalla qualità del servizio reso dal prodotto in uso, includendo in questo anche la sua capacità di evolvere tempestivamente al variare delle esigenze che l’utente può avere circa il servizio reso.
    Il campo della programmazione visuale ha mosso i primi passi negli anni ‘70 e da allora sono stati realizzati molti differenti sistemi per creare e gestire programmi.
    La programmazione visuale utilizza espressioni visuali come diagrammi, icone o perfino elaborazioni grafiche: genericamente la si può definire come l’uso di diagrammi nel processo di programmazione
    Quando la sintassi di un linguaggio di programmazione include queste espressioni esso è chiamato linguaggio di programmazione visuale (VPL). Un ambiente di programmazione visuale (VPE) invece, fornisce funzionalità di programmazione visuali con linguaggi visuali o testuali.

    Negli ultimi anni con il crescere delle capacità elaborative dei PC e con il diffondersi degli ambienti operativi grafici (Windows in testa) molti ambienti di sviluppo visuali (IBM Visual Age, VisualWorks SmallTalk, Microsoft Visual Basic, Borland Delphi per il Pascal, Microsoft Visual C++ e molti altri) si sono affermati come strumenti fondamentali per la realizzazione del software.
    Il programma è realizzato mettendo insieme componenti già sviluppate, e verosimilmente già testate, scegliendole in un mercato che offre innumerevoli soluzioni che stanno cercando di convergere a degli standard.
    La programmazione classica quindi, tende ad essere confinata alla realizzazione di questi oggetti per il mercato, le cosiddette componenti, e si ha un nuovo modo di programmare detto appunto per componenti o per parti.
    Il termine metrica è stato usato in diversi modi distinti nell’ingegneria del software e nella letteratura delle metriche: un numero derivato da un prodotto, processo o risorsa; una scala di misurazione; un attributo identificabile; un modello teorico o guidato dai dati che descrive una variabile dipendente in funzione di variabili indipendenti per usare il modello a scopi predittivi.

    Nel campo del software possiamo distinguere i termini metrica e misura nel seguente modo: le metriche caratterizzano numericamente semplici attributi mentre la misura è una funzione delle metriche che può essere usata per valutare o predire attributi più complessi quale ad esempio la qualità.
    La misura richiede l’identificazione di attributi comprensibili intuitivamente posseduti da entità chiaramente definite.
    La misurazione di conseguenza è l’assegnamento di numeri o simboli alle entità in modo che catturino la nostra comprensione intuitiva dell’attributo.

    La necessità di identificare una metrica per gli ambienti visuali viene anche dal fatto che in letteratura si propongono ancora ed esclusivamente le metriche classiche (da McCabe a Halstead) che si rivelano inadeguate a questi nuovi strumenti.
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