Alimenti da cellule staminali, dalle ipotesi alla realtà
Dalla NASA alla nutrizione quotidiana, i passi concreti per un nuovo mercato alimentare

[27/02/2007]
Alimenti da cellule staminali, dalle ipotesi alla realtà Sembrerebbe quasi un incubo di fantascienza: fogli giganti di carne grigiastra sugli scaffali, ad uso alimentare…ma questa è realtà; gli scienziati, usando cellule staminali dei maiali, hanno sviluppato “carne da laboratorio” per anni, arrivando a produrre “delicatessen” che sarà possibile ritrovare sui banchi delle macellerie molto prima di quanto ci si aspetti.

Risultati poco “attraenti” furono ottenuti con i primi tentativi; nel 2001 gli scienziati del Touro College di New York vinsero un discreto finanziamento per il miglioramento dello sviluppo in vitro da parte della NASA, sperando di ottenere buoni risultati e cercando di ottenere qualcosa di più concreto delle alghe per poter alimentare i futuri occupanti delle basi sulla Luna e delle colonie su Marte. Contro ogni aspettativa, i ricercatori riuscirono a sviluppare muscoli di pesce rosso in un brodo nutriente.

Nel 2003, un gruppo di scienziati “affamati di fama” della Western Australia University riuscirono a sviluppare micro-bistecche da biopsie effettuate su rane e da cellule prenatali di pecora. Testate da un panel di otto persone, la metà di loro non riuscì a nutrirsene…ma probabilmente il dato più scientificamente interessante fu che l’altra metà dei testers non ebbe problemi.

In epoca più recente alcuni scienziati, finanziati da compagnie come la Stegeman, una grande società olandese di produzione di salsiccie, hanno affinato il processo di produzione. “ Ci vogliono solo due settimane per trasformare cellule staminali di maiale – o mioblasti – in fibre muscolari “.
“E’ un processo scalabile”, spiega Jason Matheny della “New Harvest”, gruppo di ricerca di sostituti della carne.”Produrre un chilo o una tonnellata di carne richiederebbe ugualmente lo stesso tempo”.

Un interrogativo che è però non stato chiarito è il seguente: il tessuto muscolare che non è stato mai flesso è una massa gelatinosa, a differenza del tessuto granuloso della carne prelevata da un animale che ha vissuto la sua esistenza e questo indubbiamente influisce sulla commestibilità della carne…come ovviare a questo problema? L’unica soluzione plausibile fornita fino ad ora potrebbe essere torcere il tessuto muscolare “vergine” tramite braccia meccaniche , facendo sviluppare le cellule su una piattaforma che si espanda e contragga; questo permetterebbe alle aziende di “allenare” adeguatamente la carne.

I prodotti sviluppanti in laboratorio non saranno così facili da commercializzare inizialmente, ma dovrebbero godere di indubbi vantaggi: questo tipo di carni dovrebbe essere privo di ormoni della crescita, antibiotici e malattie quali la sindorme della “mucca pazza” e l’influenza aviaria. Inoltre, gli acidi grassi Omega-3 e le vitamine possono essere inserite nella miscela i disperse attraverso le vene.

Forse ciò non risulterà esattamente appetitoso, ma avete mai visitato una fabbrica di salsicce? I costi attuali di produzione della carne “sintetica” sono di circa cento dollari al chilo, cifra che fa sembrare la carne di Kobe un affare, ma le compagnie di lavorazione della carne sperano di iniziare a vendere “maiale in provetta” entro una decina d’anni.

Buon appetito!

A cura di Federico Buccarella
[Cfr orig. Ian Christe]
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